Notturno  Mi piace di pensare che una sera, uscendo da teatro, ancora  stordito dagli applausi che scroscianti avevano salutato  l'esecuzione della tua ultima fatica, tu abbia fermato la pariglia  che trainava la carrozza verso casa, per scendere lungo la riva  del Danubio. Alle spalle sentivi lo scalpitio dei cavalli che,  impazienti battevano gli zoccoli al suolo e mentre nel cuore il  tumulto della serata s'andava lentamente placando, ti sovvenne  d'un altro fiume, d'altri cavalli d'una terra lontana e ricordasti  l'aria assopita di meriggi estivi, le strade sterrate, le voci nei  campi, le brume autunnali, le notti silenti di inverni solitari...  Era il tempo in cui, camminando lungo le rive erbose del fiume,  giunto a un boschetto di pioppi radi le cui tremule foglie  vibravano leggere nell'aria sospesa della sera, per trasformare  in musica il mormorio dell'acqua, il fruscio delle fronde e il volo  di stormi radenti i filari. Ed era una musica sempre nuova, ora  solenne ora gioiosa, ora discreta ora sommessa, ora  prorompente e imperiosa, un turbinio di note che s'affollavano  nella mente facendoti tremare d'emozione mentre le ombre dei  pioppi s' allungavano inerpicandosi pigramente lungo l'argine  dell'Adige che scorreva davanti a te ignaro di quel tumulto,  proprio come ora faceva il Danubio.  Con gli occhi della mente, tracciavi il profilo irregolare dei tetti,  disegnasti quello semplice ma severo di un campanile lontano; a  ben altri palazzi eri avvezzo da anni eppure il ricordo di quelle  
povere case ti colpì con la forza di un pensiero da tempo  trafugato dalla memoria. Un dubbio ti colse, avrebbe mai quella  terra finalmente conosciuto la tua musica, saputo della tua  giornata? Alcuni di quelli uomini, che avevano sperimentato solo  la fatica del vivere, avevano creduto in te nei giorni della tua  prima giovinezza, e qualcuno forse avrebbe continuato a  credere...  Sorridesti a quel pensiero, voltasti le spalle al grande fiume e  risalisti in carrozza, i cavalli frementi per l'attesa ripartirono ad  un allegro galoppo e di lì a poco la notte si richiuse alle tue  spalle, in un silenzio quasi devoto. Antonio Salieri muore a  Vienna il 7 maggio 1825 a ed è sepolto al Zentralfriedhof di  Vienna. Al suo funerale Schubert suo allievo prediletto diresse il  Requiem che lo stesso Salieri aveva scritto diverso tempo prima  per la sua morte. Sulla sua tomba è incisa una epigrafe nata  dalla mente e dal cuore di un suo allievo e successore Joseph  Weigl nella direzione dell'opera di Vienna, che dedicò al grande  musicista, e dice così:  "Riposa placido, liberato dalla polvere, ti fiorirà l'eternità. Riposa sereno, in eterne armonie si libera il tuo spirito che cammina, su note magiche, verso eterne bellezze." LORETTA GIACOMELLI
Minoritenkirche.  La chiesa nazionale di Vienna dedicata alla Madonna della neve, fu un posto caro a Antonio  Salieri, in quale ne è diventato un aggregato dal 1770.  In questa chiesa il 22 giugno 1825 è stata eseguita per la prima volta la "Messa di Requiem"  da lui composta e da eseguire nell'occasione della sua morte.  Il 22 giugno dell'anno 2000 a 175 anni dalla sua morte, in un atmosfera carica di  romanticismo, la Messa è stata riproposta nella stessa chiesa, in ricordo del Maestro e della  sua grande umanità.  Nella prima navata a destra della chiesa si trova un monumento in marmo di Carrara, eseguito da Luccardi  nel 1885. Per ricordare la lunga permanenza a Vienna di Metastasio, come poeta di corte di Maria Teresa.  Nel panello centrale vi è riprodotto il solenne momento in cui il poeta riceve la visita e la benedizione di  Papa Pio VI che con il volto stanco guarda fiducioso il Papa che lo benedice, dietro di lui il compositore  Antonio Salieri, che gli sorregge il cuscino, lo segue Mozart che si asciuga le lacrime, mentre Franz Joseph  Haydn, inginocchiato guarda il Papa in atteggiamento fiducioso. Al centro il crocifisso che ha  cristianamente orientato la vita del poeta. 
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