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Renzo Bassi
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Riflessioni...neuromusicali   (prima parte)  La musica pervade molto la vita di tutti noi con l’ascolto di quella radiofonica “x giovani” fruita per molte ore al giorno, di quella “scelta” da parte di molti appassionati, di quella “da lettore mp3”,   da parte di schiere di sportivi, per non parlare della diffusione  di musica digitalizzata( specie CD) che ora viene pubblicizzata e venduta  per il benessere  di utenti selezionati, dalle gravide ai bambini alla persone disturbate nella psiche e nel corpo. E per appunto la musico-terapia si sta imponendo e diffondendo su larga scala per vasti strati di utenti, per varie patologie e per migliorare il disagio sociale specie negli anziani  e raggiungere benessere in stati di sofferenza disparati fino al cosi detto uso di “accompagnamento” negli stati terminali. Parliamo di musica ascoltata ma vi sono serie iniziative istituzionali  per diffondere la capacità di far musica attivamente imparando uno strumento sia per bambini sia per gli anziani. >Ma perché la musica ha queste straordinarie capacità?<   Moderne tecniche di studio del cervello ( e di quello che succede dentro quando si ascolta o si fa musica), come la risonanza magnetica funzionale, e  , l’elettro-encefalografia, permettono  di seguire il percorso che fa la musica dalla sua ricezione alla  elaborazione nel nostro cervello. Si è così scoperto che dopo aver utilizzato la via comune dell’udito , dall’orecchio al tronco dell’encefalo e alle strutture dei lobi temporali, essa viene analizzata e scomposta nelle sue  varie caratteristiche ( timbro melodia, ritmo, frequenza), in parallelo, in molteplici stazioni cerebrali arrivando ad una regione centrale del cervello, il lobo limbico e strutture vicine fondamentali per la risposta emotiva ( il piacere) con i suoi riflessi sulle reazioni vegetative ( vedi pressione, battito cardiaco, sudorazione)  e infine per la memorizzazione. E’ lo stesso circuito del piacere delle droghe, delle ludopatie, financo del sesso e del cibo, che spiegano perchè ne traiamo piacere nell’ascolto, … e dl funzionare alla stregua di una  droga; infatti viene sempre rilasciata la stessa molecola del piacere : la Dopamina.. Ma le vie musicali si allacciano poi ad altre strategiche zone cerebrali come quelle x il movimento, la programmazione e la coordinazione (già da piccoli i bambini si dimenano  in risposta alla musica)  ma spiegano pure perché si stia individuando un ruolo terapeutico per molte malattie che causano limitazione dei movimenti ( paresi), in varie disfunzioni neurologiche , dal parkinson all’ictus alla sclerosi multipla. Per le connessioni coi icentri della memoria trova ampia utilità anche per la  demenza di alzheimer.   Seppur ancora in discussione, legato all’ascolto o della musica  ci sarebbe pure l’effetto Mozart, un grande aiuto per o sviluppo dell’intelligenza ne bambini che ascoltino musica scelta / vedi pezzi di Mozart./, anche quì per la capacità  della musica nell’attivare in pratica tutte le zone  del cervello il quale beneficia dei i caratteri ordinati, ben elaborati e ripetitivi della musica classica/barocca. Molti si chiedono come mai la musica ha conquistato questo posto nella nostra vita; Secondo la visione prospettiva storica e dell’evoluzione, come sostenuto da Darwin, una capacità o funzione nei viventi si impone se è necessaria alla sopravvivenza, con  lievi migliorie nel tempo, da funzioni analoghe. Nell’uomo potrebbe essere per evoluzione della funzione del linguaggio,  e in virtù di poter migliorare la vita /la socialità, la crescita della prole, favorendo le reazioni motorie.   Di fronte ad una risorsa così formidabile a costo praticamente zero, a km zero, alla portata di tutti, con piacevolezza, ci è permesso  coltivare un grande sogno,  quello  di una società molto musicalizzata in cui la musica è assolutamente pervasiva, insegnata fin da bambini nelle scuole, favorita con programmi statali e territoriali, e poi fatta ascoltare con l’educazione per quella che è migliore  scoraggiando quella deteriore, ad abbondante disposizione e fruizione delle varie classi sociali, anche negli ambienti di lavoro e di aggregazione con l’aiuto di formatori per l’utilizzo migliore della musica. Aiuterà e consolerà tutti  ma soprattutto le classi  più deboli come anziani, handicappati, malati, combattendo le difficoltà della vita e la solitudine,  i momenti di tristezza e la depressione. Sarebbe pure una formidabile ginnastica x il corpo e il cervello grazie alle moltissime aree attivate:  lo si sa molto bene in riabilitazione dove  già si  utilizza al posto delle deludenti terapie farmacologiche:ovunque,per sempre ,in tutta la vita/ dalla culla alla bara si potrebbe dire. Musica sì ma scelta e sulla base delle preferenze  individuali musicali, come suggerito dagli studi in materia; la musica migliore è quella he ci fa ricordare e che ci fa muovere/danzare-emozionare.  Renzo Bassi neurologo - legnago Musica e musicoterapisti  La musica pervade molto la vita di tutti noi,è la colonna sonora dei nostri  anni migliori,è di straordinario valore ricreativo,è universalmente accettato che sia fonte di piacere e di reequilibrio ,tanto che il suo uso è difficilmente inscindibile da un arma professionale di terapia.La musico-terapia si sta imponendo e diffondendo su larga scala per vasti strati di utenti, per varie patologie e per migliorare il disagio sociale( e negli anziani)  e raggiungere benessere in stati di sofferenza disparati ed a scopo palliativo fino al cosi detto uso di “accompagnamento” negli stati terminali.Ci  si chiede come   la musica abbia  conquistato questo; Secondo la visione prospettica dell’evoluzione, come sostenuto da Darwin, una capacità o funzione nei viventi si instaura  se è necessaria alla sopravvivenza, con  lievi migliorie nel tempo, da funzioni analoghe. Nell’uomo potrebbe essere per evoluzione della funzione del linguaggio,  e allo scopo  di poter migliorare la vita ,la socialità, la crescita della prole, favorendo le reazioni motorie.  È  certamente un’attività complessa, particolarmente rappresentativa delle funzioni cognitive superiori e del cervello dell’uomo , cervello musicale che è stato favorito dalla nostra corteccia prefrontale allargata, e innumerevoli connessioni di aree corticali e subcorticali. Moderne tecniche di studio del cervello ( e di quello che succede dentro quando si ascolta o si fa musica), come la risonanza magnetica funzionale, SPECT e magnetoencefalografia, permettono  di seguire il percorso che fa la musica dalla sua ricezione alla  elaborazione nel nostro cervello. Si è così scoperto che dopo aver utilizzato la via comune dell’udito , dall’orecchio al tronco dell’encefalo e alle strutture dei lobi temporali, essa viene analizzata e scomposta nelle sue  varie componenti  ( timbro, melodia, ritmo, frequenza o altezza,metrica), in parallelo, in molteplici stazioni cerebrali arrivando ad una regione centrale del cervello, il lobo limbico e strutture vicine fondamentali per la risposta emotiva ( e il piacere) con i suoi riflessi sulle reazioni vegetative e infine per la memorizzazione. E’ lo stesso circuito del piacere delle droghe, delle ludopatie, financo del sesso e del cibo, che spiega  perchè ne traiamo piacere nell’ascolto, … e di funzionare alla stregua di una  droga; infatti viene sempre secreta la stessa molecola del piacere : la Dopamina. Ma le vie musicali si allacciano poi ad altre zone strategiche cerebrali come quelle x il movimento , la programmazione(lobi frontali)  e la coordinazione(cervelletto) e  spiegano pure perché si stia individuando un ruolo terapeutico per molte malattie che causano limitazione dei movimenti ( vedi paresi), in varie disfunzioni neuropsichiche  , dal parkinson  alle patologie psichiatriche . Per le connessioni coi centri della memoria(ippocampo) trova ampia utilità anche per le malattie dementigene.La musica è  connessa alle emozioni, e   al movimento; la parola "emozione" significa proprio "muoversi verso". Un  studio recente di epigenetica (Kanduri et al., 2015) dimostrerebbe che l’ascolto di  musica classica aumenta l’attività dei geni coinvolti nell’apprendimento e nella memoria, e allo stesso tempo riduce l’attività dei geni implicati nella neurodegenerazione  aiutando  a spiegare i numerosi effetti sul cervello della musica, e il suo grande  potere nell’aumentare la memoria e le prestazioni cognitive,  La musica può fare la differenza nella buona riuscita di una performance sportiva essendo di più di sottofondo . Si trova riferito che, secondo  studi inglesi, aiuterebbe  a controllare i livelli di attivazione  (arousal) legati  alla gara,  potrebbe  aumentare la resistenza fisica del 15%. e migliorare del 20% le prestazioni sportive (vedi incremento della corsa col ritmo musicale)   .( MIKE BLAKE/REUTERS) Seppur ancora in discussione, legato all’ascolto  della musica  ci sarebbe pure l’effetto Mozart trans specie   , una grande spinta  per lo sviluppo dell’intelligenza nei bambini(e topi) che ascoltino musica scelta / vedi pezzi di Mozart,ma non solo/, anche quì per la capacità  della musica nell’attivare in pratica tutte le zone  del cervello il quale beneficia dei i caratteri ordinati, ben elaborati e ripetitivi della musica classica/barocca. Di fronte ad una risorsa così formidabile a costo praticamente zero, a km zero, alla portata di tutti, con piacevolezza,si è pensato di estendere questa risorsa da uso personale a strumento formalizzato di terapia. Sarebbe  da usare  nell’ambito di aiuto al benessere fisico e psichico  come un potente  tonico e ginnastica x il cervello  e per il corpo e grazie ai moltissimi circuiti  coinvolti: va benissimo anche in  riabilitazione dove  già si  utilizza al posto delle deludenti terapie farmacologiche e nella ricerca di nuove strade terapeutiche  : Musica sì ma scelta e sulla base delle preferenze  individuali musicali, come suggerito dagli studi in materia; la musica migliore è quella che ci fa ricordare e che ci fa muovere/danzare-emozionare.  Antico e profondo è il legame tra musica e medicina. Sin dalle sue origini, l'uomo conosce il potere del suono e della musica sui  viventi. Apollo era il dio della medicina ma anche della musica, grande il potere della musica nel  mito greco di Orfeo ed Euridice e i famosi filosofi greci Platone ed Aristotele ne erano convinti sostenitori. Non è quindi la musicoterapia una terapia  integrativa, e di supporto più che alternativa ?  non pare alternativa( ai comuni trattamenti)  e non è citata nella bozza di regolamento delle medicine non convenzionali/complementari. E’  priva di effetti collaterali, , si  ritrova dappertutto ed  è gestita un po’ da tutti. E’ usata come  ipnotico,antidepressivo e sedativo che possiamo autonomamente assumere in ogni momento senza rischi, controindicazioni e interazioni.  La creazione e poi l’inserimento di una nuova figura professionale di Musicoterapista specie nei servizi sanitari pubblici pone una serie  di problemi, da quelli formativi,normativi a quelli economici. Assodato il ruolo  riabilitativo  specie nel campo neurologico. , in particolare neurodegenerativo.,ma non solo, si  spiega come si richieda un professionista ben preparato ad hoc.:Tal  valenza terapeutica   è supportata da grande mole di produzione scientifica, anche da revisioni sistematiche (pur con elementi criticabili ricorrenti come   casistiche esigue) . Sembra lievitato il livello scientifico della preparazione e qualche docente parla anche della  evidence based musicotherapy e guida a lavori di ricerca /pubblicazioni. l'impiego di professionisti della musicoterapia nelle istituzioni, centri di riabilitazione,associazioni (e famiglie)  come si pone x per il rapporto con gli altri operatori socio-sanitari e il team medico ?. Le varie scuole e conservatori in Italia  negli ultimi anni hanno sfornato centinaia di musicoterapisti con preparazione in realtà anche su  temi sanitari,-psicologici e sociopedagogici che ovviamente sgomitano per recuperare posti di lavoro,  mentre è proprio  difficile l’alternativa di formare  operatori esistenti ad  usare bene la musica  in  terapia . secondo organizzazione mondiale di musicoterapia. è una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche;è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, relazione apprendimento, la motricità, l'espressione,teso a  soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive che può  migliorare la qualità della vita  con un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.  Non è  forse una forma speciale di psicoterapia?. nei tempi moderni l’utilizzo terapeutico della musica fiorisce negli USA , con  l’applicazione sui veterani delle 2 guerre mondiali, Nel ‘44 si inaugura il primo corso di laurea in musicoterapia  e dal ‘94  è classificata come prestazione d’opera rimborsabile sotto beneficio secondo gli specifici programmi di ospedalizzazione… In italia nasce  la   prima scuola di “musicoterapia”  ad Assisi dall’ ‘82, seguita da corsi del dipartimento di musicoterapia all’interno di 4 conservatori italiani, tra cui Verona(titolo significativo: Diploma  di  Operatori musicali x il benessere della persona) e molti corsi privati  Si contano:almeno 3 se non 5 Scuole di pensiero, compreso l’indirizzo psicodinamico. La legge marzo 2014 in italia .classifica   la figura del musicoterapista nelle  cosidette arteterapie e professioni non regolamentate mentre   L’attesa  legge  lorenzin, del   marzo 2018, non da ancora  l’opportunità dell’ ambìto inserimento nel socio-sanitario , poichè questo dipende dai decreti attuativi non ancora pubblicati Come spesso succede , la musicoterapia avrebbe il riconoscimento consolidato nella pratica , ma non ancora concluso dal punto di vista giuridico con equivoci sulla possibilità di lavoro, in specie nel campo sanitario pubblico..Per ora la possibilità di un inserimento nella sanità pubblica del musicoterapista  è limitato solo a progetti e  finanziamenti estemporanei specie se con formazione , limitati nel tempo e ricompensa. In Italia attualmente il musicoterapeuta in realtà opera nelle case di riposo, ASL(ospedali) , nelle scuole, negli istituti di riabilitazione, negli studi privati, individualmente o in collaborazione conaltre figure sanitarie. Si occupa di molteplici casi di disagio psichico e fisico e  disturbi dell’apprendimento. un campo importante di applicazione della musicoterapia  è  il morbo di Parkinson ove è utile una musica molto scandita, associata alla danza. Rappresenta uno stimolo che può migliorare la fluidità e coordinazione dei movimenti e far superare quei momenti di inceppamento motorio  o congelamento  che bloccano il passo e il cammino (freezing).. Musica comunque associata a movimento/danza come Il tango,  in particolare quello argentino, che è stato molto enfatizzato per le sue capacità terapeutiche, forse sull'onda del'entusiasmo di appassionati e di scuole di ballo;sono insorti allora gli irlandesi a  proporre  la loro danza ( irlandese ) e i brasiliani   il valore dei  loro balli nazionali( samba, bossa, salsa). Verosimilmente anche balli “italiani” come la mazurka, la polka e il walzer potrebbero esser usati nella riabilitazione del parkinson   grazie a ritmi semplici, improbabilità a provocare cadute ,  contesto culturale  più invitante. L’esperienza della clinica neurologica di  Ferrara è di riferimento: propone attività di neuro- riabilitazione   di gruppo in palestra  incentrata sul modello “guidato”di attività motoria  con musiche piacevoli. Per il decadimento cognitivo  e il classico  morbo di Alzheimer la musicoterapia ha preso piede decisamente sia nella forma attiva  (paziente protagonista anche con strumentazione semplice)  con la guida di un  musico terapista,con improvvisazioni,  per lo più di gruppo tipo "band" di pazienti , ,che passiva ( semplice ascolto di musica )Molto usate le musiche della tradizionale nazionale, classica, e della propria giovinezza che riducono sopratutto i disturbi del comportamento, come agitazione e aggressività, migliorano l'appetito e fanno integrare maggiormente il paziente nella istituzione  . Molti utilizzano  l’ascolto di musica  sia classica che moderna  per l'azione di rinforzo della memoria  e sedativa  in quei pazienti in cui si hanno effetti collaterali disturbanti dei sedativi tradizionali,( vedi demenza di Lewy), disturbi del sonno persistenti,insopportabili ai familiari. Nonostante la insistente richiesta dei familiari e badanti  motivati dal desiderio  di trascorrere notti tranquille, l'uso di farmaci sedativi e ipnotici porta inevitabilmente a abbassare le capacità mentali di persone che necessitano di azione esattamente contraria , senza sedazione: Nasce allora un contrasto tra familiari e medici coscienziosi tesi a ridurre piuttosto che aumentare i farmaci, ma  con colpi di mano del caregiver che può  cedere ad un sempre maggiore uso dei sedativi .Consigliato metter a disposizione del paziente una raccolta ( playlist) personalizzata di musiche piacevoli, scelte proprio dal paziente, caricate a ripetizione, che utilizzano tecnologia molto semplice. ottimale se chi assiste  farà anche canticchiare i pezzi, inciterà a passi di danza e …sopporterà anche dei momenti negativi ..  Nonostante il deterioramento cognitivo della persona le competenze musicali di base, quali intonazione, sincronia ritmica e senso della tonalità , permangono intatte, permettendo  un interazione  attraverso il suono, la melodia ed il ritmo, (P.Reani: tesi) Altre applicazioni emergenti sono  in vari deficit  del movimento, nell’ictus , la SLA e Sclerosi multipla e settori di confine come il coma/stati vegetativi    , nel dolore (oncologia e chirurgia) e stati terminali con una grande massa di buoni lavori scientifici di conferma. Molti stili e generi musicali possono andar bene,  l’efficacia non dipende dalla preparazione musicale del paziente. Ma quali brani musicali sono sicuramente terapeutici   per patologie specifiche? E’ in fase di sperimentazione l’uso di brani composti  con l’aiuto di intelligenza artificiale per avere uno strumento ripetibile, oggettivo,quindi  specifico x  il disturbo  da curare .  Il musicoterapista  dovrebbe  sempre proporli  al paziente/-cliente sulla base di una profonda e approfondita conoscenza della storia, problematiche clinico e psicologiche , mezzi a disposizione e  il progetto. Potrà usare le varie frecce della sua faretra musicale con la sua esperienza di musicista  ma anche  di animatore/performer. La capacità della musica di coinvolgere e stimolare multiple aree cerebrali non solo motorie  è  utilizzata in vari campi della riabilitazione  neurologica infantile vedi in particolare danni  da cerebrelesioni acquisite o congenite/, a partire dall l’autismo  . Il supporto della letteratura è corposo   ,anche se   va sempre ben analizzato  . Sempre a Ferrara la clinica neurologica tiene proprio corsi di riabilitazione musicale per malattie neurologiche . Letture da consigliare con valenza  sia   scientifica che narrativa sono: Musicophilia/ storie di musica e cervello/di  Oliver Sacks ovvero la riabilitazione miracolistica/romanzata della musica:raccolta di storie sul potere terapeutico della musica su vari pazienti tra cui personaggi famosi e musicisti. Sacks è il prolifico autore di romanzi poi filmati come RISVEGLI, e pioniere della musicoterapia  a Newyork in casa di  riposo nel dopoguerra. Da leggere fino in fondo i libri di Daniel J.  Levitin , altro ebreo ed eclettico studioso, musicista,ingegnere, neuropsicologo con un libro che che è la summa del sapere scientifico su musica e neuroscienze.; il mondo in 6 canzoni. Musica e il cervello di Critchley e Henson  è una ottimo testo di base.Preziosa l‘opportunità di fruire (liberamente) della ben fornita biblioteca del conservatorio di Verona. Dr.Renzo Bassi / Neurologo     Si  Ringraziano per i suggerimenti  i  musicoterapisti prof. Paolo Caneva e d.ssa Paola Reani
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