Nacque il 31 dicembre 1807 nelle campagne di Cerea (Aselogna) e morì a Padova il 7 maggio 1889.  Abate secolare veronese. Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali all’età di 15 anni  vestì l’abito clericale ed entrò nel seminario vescovile di Verona prima di  trasferirsi, un paio di anni dopo, in quello centrale di Padova. Gli ottimi risultati da  lui ottenuti convinsero il vescovo di Verona Joseph Grasser ad adoperarsi presso  il patriarca di Venezia per il suo trasferimento all’Istituto superiore di educazione  ecclesiastica Sant’Agostino di Vienna. Una volta arrivato nella capitale austriaca  fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Santo Stefano e celebrò la sua prima  messa nella cappella imperiale della Chiesa parrocchiale di Sant’Agostino.  Successivamente divenne direttore della chiesa nazionale italiana di Vienna.  Cominciò ad occuparsi anche di critica letteraria sia italiana che tedesca e portò  alle stampe una traduzione del Fiesco, opera in atti del poeta Friedrich Shiller. Dal  1842 al 1850 fu Regio Cappellano e Professore di letteratura italiana presso la  Guardia Nobile Lombardo-Veneta.  Gli anni che vanno dal 1846 al 1848 segnarono verosimilmente la sua svolta  ‘patriottica’. L’elezione al soglio pontificio di Pio IX fu senza dubbio l’evento che ebbe maggior peso  unito al fatto, non trascurabile, di trovarsi (lui italiano) a Vienna durante il ’48, anno cruciale del  Risorgimento italiano. Vittima dell’invidia e della delazione di un professore tedesco cadde nella  ragnatela della repressione asburgica che lo portò ad essere arrestato e trattenuto per sette settimane.  Una volta libero fu reintegrato nel suo ruolo finché la Guardia Nobile non venne sciolta.  A partire dal luglio del 1850 cominciò a comporre poemetti e poesie di vario genere e una volta  trasferitosi a Padova insegnò lingua tedesca presso il Collegio Fagnani dei padri Gesuiti.  Il travaglio al quale lo costrinse nel 1854 una grave malattia di origine nervosa lo portò a comporre una  serie di poesie sacre date alle stampe poi nel 1859. Iniziò anche a comporre liriche di argomento  politico che, a suo dire, circolavano abbondantemente in forma clandestina non solo nel Veronese.  L’occhiuta polizia austriaca però – a conoscenza di questa sua attività di cantore nostrano del  Risorgimento – non intervenne subito in parte perché mancavano le prove concrete (cioè il testo di  queste poesie in realtà mai pubblicate), sia perché un abate-poeta malconcio di salute non faceva,  probabilmente, paura. Ai primi di settembre del 1860 però quando la situazione nazionale e  internazionale cominciò a complicarsi le autorità asburgiche emisero un mandato di cattura anche nei  suoi confronti che riuscì ad evitare grazie alla soffiata di un amico; fuggì così attraverso le Valli Grandi  e raggiunse Mirandola, territorio sicuro. In seguito, si trasferì a Modena dove si stabilì per cinque anni  e dove continuò a scrivere poesie politiche e soprattutto l’importantissima Lettera al Sommo Pontefice  Pio IX (pubblicata nel 1863), in realtà un pamphlet contenente un lucido atto d’accusa di carattere  rosminiano contro il temporalismo papale e il peso che questo aveva esercitato e continuava ad  esercitare sulle aspirazioni politiche del movimento unitario; inoltre la sua era una sincera richiesta di  una più autentica spiritualità della chiesa di Roma.  Durante gli ultimi anni della sua vita cambiò spesso città, Firenze quando vi si trasferì la capitale, dopo  il 1866, Padova dove insegnò lingua e letteratura tedesca all’Università, poi Siena, ancora Firenze ed  Ancona. Nel 1877 ritornò a Padova, dove morì il 7 maggio 1889. Bazzani intrattenne relazioni epistolari  con molte figure importanti del panorama culturale veronese come il canonico Giovanni Battista Carlo  Giuliari, Carlo Montanari, Aleardo Aleardi, Felicita Bevilacqua La Masa, Luigi Trezza e molti altri.  Tratto da :   http://www.fondazione-fioroni.it/ 
Alessandro Bazzani Abate
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